IPERCOLESTEROLEMIA E IPERTRIGLICERIDEMIA

IPERCOLESTEROLEMIA E IPERTRIGLICERIDEMIA,

Le iperlipidemie (aumento dei grassi nel sangue) sono condizioni in cui vi è un eccesso in circolo di lipidi (colesterolo, trigliceridi, o entrambi), che comportano un aumento delle malattie cardiovascolari (infarto, ictus, arteriopatie periferiche) o, nel caso delle gravi ipertrigliceridemie, ad un rischio di pancreatite acuta. Si tratta di condizioni molto frequenti della popolazione, anche se la loro frequenza non è del tutto conosciuta (si sospetta che interessi il 15-20% della popolazione adulta).

Per tutte le malattie metaboliche la terapia dietetica, o, per meglio dire, dieteticocomportamentale, ossia,interessante in generale lo stile di vita, svolge un ruolo fondamentale, tale da rappresentare in molti casi l’unico approccio di intervento terapeutico.

L’ipertrigliceridemia, a differenza dell’ipercolesterolemia, è fortemente influenzata dalla dieta, anche in presenza di una forte predisposizione genetica. I fattori alimentari che maggiormente influenzano i livelli di trigliceridi sono: gli eccessi calorici, l’eccesso di zuccheri, l’alcol. Nella maggior parte dei casi una ipertrigliceridemia moderna (<500 mg/dl) è completamente corretta dal solo trattamento sullo stile di vita.

Le raccomandazioni in tal senso possono essere così schematizzate:

  • Correggere l’eccesso ponderale. È indispensabile e generalmente sufficiente alla normalizzazione completa dell’ipertrigliceridemia e alla correzione dei bassi valori di colesterolo-HDL ad essa associati;
  • Correggere le abitudini sedentarie. L’ inserimento stabile di 30-60 minuti al giorno di attività aerobica, come passeggiata veloce, oltre che a favorire la correzione del sovrappeso, tende a ridurre gli indici di insulino-resistenza che spesso sono alla base dell’ipertrigliceridemia;
  • Evitare un eccesso di zuccheri semplici (bevande e alimenti dolci, eccesso di frutta);
  • Sospendere l’assunzione di bevande alcoliche. È indispensabile per il controllo di tutte le forme di ipertrigliceridemia e nelle forme più gravi previene il rischio di pancreatite acuta.

CONSIGLI DIETETICI

L’ipercolesterolemia è influenzata dall’alimentazione in maniera relativamente modesta e variabile, verosimilmente in rapporto a fattori costituzionali e genetici: la riduzione attesa del colesterolo con la dieta non supera in genere il 20%. Tuttavia, nell’ambito della prevenzione primaria dell’aterosclerosi, l’intervento non farmacologico (dietetico-comportamentale) sulla ipercolesterolemia e nella maggior parte dei casi sufficiente per il raggiungimento di livelli di colesterolo adeguati. Fanno parte di questo intervento, che deve essere diretto a tutta la popolazione le seguenti raccomandazioni:

  • Ridurre l’introito di alimenti ricchi in grassi saturi (è l’acido grasso saturo palmitico il primo responsabile). È l’intervento più efficace e si realizzano riducendo il consumo dei grassi animali (grasso delle carni, burro, formaggi, salumi), ma anche degli alimenti industriali che li contengono. In questo ambito può essere utile aumentare il consumo di pesce(ricco di Ω 3) sostituendolo 1-2 volte alla settimana agli altri alimenti animali (diversi studi ne hanno dimostrato l’effetto favorevole in termini di prevenzione dell’aterosclerosi);
  • Evitare l’uso di margarine, che, pur essendo costituita da grassi originariamente insaturi, sono chimicamente modificate (grassi idrogenati), così da rassomigliare ai grassi saturi e sono altrettanto sfavorevoli;
  • Ridurre il consumo di alimenti molto ricchi in colesterolo (rosso d’uovo e alimenti che li contengono);
  • Aumentare il consumo di fibre (aumenta l’escrezione di Sali biliari costituenti del colesterolo). Inserire nell’ alimentazione quotidiana almeno porzione di legumi o pane/pasta integrali o cereali integrali;
  • Mantenere un peso vicino a quello ideale e un buon livello di attività fisica quotidiana. La correzione dell’ eccesso ponderale e la correzione della sedentarietà aumentano i livelli di colesterolo-HDL. In tal senso agisce anche la sospensione del fumo;
  • Un introito moderato di alcol nei soggetti abituali consumatori (<40 g/die nell’uomo, <30 nella donna) è risultato favorevole nella prevenzione dell’aterosclerosi i diversi studi osservazionali. Uno dei meccanismo ipotizzati è rappresentato dall’incremento del colesterolo-HDL. Non è invece raccomandato il consumo di bevande alcoliche in presenza di ipertrigliceridemia.

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